lunedì 31 luglio 2017

Caffé letterario...dalla sceneggiatura al film...Il sorpasso

 
 Il giorno di Ferragosto, Bruno Cortona (Vittorio Gassman), spregiudicato marpione quarantenne, conosce casualmente Roberto Mariani (Jean-Louis Trintignan), impacciato studente di giurisprudenza di famiglia modesta, e lo trascina in un viaggio in auto lungo la riviera laziale e toscana. Il viaggio nell’Italia vacanziera dei primi anni Sessanta diventa un’importante esperienza di vita per Roberto, ma l’ennesimo sorpasso spericolato conduce a un tragico epilogo.


 Il sorpasso è un capolavoro. Risi raggiunge con questo film l’apice della propria carriera e le vette più alte della cinematografia italiana. Maestro della commedia all’italiana, il regista riesce  a mantenere il brio e la leggerezza di questo filone, pur impegnandosi in un’analisi sociologica talmente tagliente da far rabbrividire. C’è tanta carne al fuoco nel film: molti simboli, molte metafore, molti piani interpretativi. Vi propongo qui i due più ovvi. Per prima cosa, Il sorpasso è una finestra sull’Italia del boom economico e della dolce vita, che balla sulle note di Guarda come dondolo e Pinne, fucile ed occhiali. Spensierata, felice, speranzosa. E soprattutto incosciente. Così come Roberto si lascia sedurre da uno stile di vita brillante, gran parte d’Italia, diventata acritica dal benessere, è attratta dal successo fittizio degli spacconi  come Bruno. Chi muore, però, è Roberto: chi soccombe, quindi, è l’Italia onesta ma imprudente. A noi figli di un’Italia in crisi economica ed etica, la visione di Risi sulla cecità di quella generazione non può che sembrare profetica. 

ROMA A FERRAGOSTO...FONTANA DI TREVI

 
Altro grande tema del film il contrasto fra Bruno e Roberto. Bruno è granitico nel suo essere vacuo, eccessivo e piacione. L’atteggiamento di Roberto di fronte a una personalità così distante dalla propria, invece, cambia nel corso del film e oscilla fra il rifiuto e l’attrazione. La sua moralità lo mette costantemente in guardia sulle insidie di Bruno. Perciò, nel momento in cui egli accetta  ciò che Bruno rappresenta, dicendogli “Ho passato con te i due giorni più belli della mia vita”, perde. Non solo la propria identità, ma anche la vita. Bruno, al contrario, non matura: lo vediamo nello sguardo stupito ma affatto  colpevole con cui osserva l’auto che precipita lungo la scogliera. Il sorpasso ha il taglio di un romanzo di formazione, racchiuso in un road movie ante litteram. A questo film si ispirò peraltro Dennis Hopper per il suo Easy Rider. 

Cosa aggiungere? Il sorpasso è un film essenziale sulla natura umana; guardarlo vuol dire capire qualcosa sulla storia del  proprio Paese. Ma si potrebbe guardarlo anche solo per la bellezza della sceneggiatura, per il leggendario clacson della Lancia Aurelia, per sorridere delle hit estive anni ’60 o per il rimpianto Vittorio Gassman. Nostalgia?


I dialoghi. Un esempio dal film "Il sorpasso"





ci offrono subito il valore degli sceneggiatori. I dialoghi sono la voce dei personaggi, l'ambientazione è importante, ma in realtà sono le parole, le frasi dei personaggi che ci colpiscono di    più. Dialoghi efficaci fanno la differenza. Sono l'impatto che ci resta di più nella mente. Non sono le cose più semplici da scrivere, ma i dialoghi devono essere concisi e precisi. Non è chiacchierare come facciamo noi ogni giorno, soprattutto nei cortometraggi i dialoghi devono essere brillanti e coinvolgenti, colpire per spiegare. Ed i dialoghi devono portare avanti la storia.

esempio che segue.

Il sorpasso

Sceneggiatura di Dino RisiEttore Scola e Ruggero Maccari
Regia di Dino Risi (1962)

Inizio del film
Roma - Ferragosto

Bruno: Ehi lei, dica un po'!
Aho, ma che fa, scappa?
Senta, qui è tutto chiuso. Che ci ha il telefono?

Roberto: Sì.

Bruno: Me lo fa un piacere?

Roberto: Sì, certo.

Bruno: Mi fa il 13 26 62 4? Chiede di Marcella. Grazie, eh. Le dica che arrivo subito, aspetti che così passiamo a prendere gli altri. Se lo ricorda il numero? E' facile, no? 13 raddoppia 26 inverte 62 e ci ammolla il 4.

Roberto: 13 26 62 4, chiedo di Marcella, le dico che arriva... Chi arriva? Non ha neanche detto il suo nome. Senta...

Bruno: Ha già chiamato?

Roberto: No... pensavo che... se vuole salire su, così chiama lei stesso.

Bruno: Buona idea. Che interno è?

Roberto: 4.

Bruno: Arrivo. Senta, gli dia un po' un'occhiata alla macchina, che qui a Ferragosto con tutta 'sta gente in giro... Che ha detto? Interno 4? Vengo volando. "Con le pinne, il fucile e gli occhiali..." Arrivo!

Roberto: Forse era meglio se telefonavo io. Non so neanche chi è. Non lo conosco. Magari con la scusa... Ma no.

Bruno: Ma che, non funziona il campanello?

Roberto: Sì sì.

Bruno: Scusi tanto eh, ma è mezz'ora che giro, è tutto chiuso e Roma sembra un cimitero. Permette? Bruno Cortona.

Roberto: Roberto Mariani.

Bruno: Guardi che l'ho sporcata. So' tutto zozzo. Faccio in un momento eh, abbia pazienza. Studente, eh? "La risoluzione di un atto per eccessiva onerosità", ma che roba è? "Procedura civile". Ahi, un bel mattone! Che fa, studia legge?

Roberto: Sì, sono al quarto anno.

Bruno: Chi è 'sta cicciona?

Roberto: E' ... mia mamma.

Bruno: Ah perbacco, bella donna! Ma guarda 'sta burina è già uscita. Porco Giuda! 'sti cornuti! L'appuntamento era alle undici, a mezzogiorno già so' andati via. Se lo sapevo restavo a Amalfi invece de famme [di farmi] 'sta scarpinata. Due ore e mezzo di macchina.

Roberto: Da Amalfi a qui due ore e mezza?.

Bruno: Eh sì, mi so' fermato 10 minuti per cambiare le candele. Guardi come so' ridotto, faccio schifo, mannaggia! Uh scusi, ho sporcato.

Roberto: Sì...

Bruno: Diceva qualcosa?

Roberto: Io? Sì. Se vuole darsi una lavatina.

Bruno: Ah magari, grazie.
Una sigaretta non ce l'ha?

Roberto: No, io non fumo.

Bruno: Male!

Roberto: Guardi, il bagno sta...

Bruno: Non si preoccupi, lo trovo da me. Sicché lei non fuma, eh?

Roberto: No.

Bruno: Stia attento, le può far male, sa? Accidenti che bel bagnetto! Che è? Vietri?

Roberto: "La nullità di un atto processuale..."

Bruno: "Guarda come dondolo... con il twist". "Con le gambe ad angolo... ballo il twist".

Roberto: Ah, lo devo avvertire di non toccare la mensola.

Bruno: Porco...!

Roberto: L'ha toccata.

Bruno: Ho rotto la mensolina.

Roberto: No no, non si preoccupi.

Bruno: Sono veramente sorry. Mi dispiace, ma stava proprio appiccicata con lo sputo! Che c'è?

Roberto: Ma lì c'è qualcuno.

Bruno: Embe'?

Roberto: No, è la portiera. Siccome sapevo che erano partiti...

Bruno: Che so', amici suoi?

Roberto: No no li conosco così di vista.

Bruno: Ah, abita solo qua?

Roberto: Sì, sì, i miei genitori stanno a Rieti.

Bruno: Orca miseria, quando vedo la città deserta così, con le strade vuote, i negozi chiusi, io m'avvilisco. Lei no?

Roberto: Be' no, per studiare è meglio.

Bruno: Ah sì, per studiare sì. Be', le ho fatto perdere tempo, eh?

Roberto: No.

Bruno: E' ora che me ne vado. Mi sa che mi tocca passa' Ferragosto con mamma. Grazie di tutto e...

Roberto: Arrivederla.

Bruno: ... buona procedura!

Roberto: Arrivederla.

Bruno: Non studi troppo. Senta un po', ma lei che fa? Sta tutto il giorno chiuso in casa a studiare?

Roberto: Sì, ho gli esami a settembre e sono ancora indietro.

Bruno: Va be', ma oggi è Ferragosto. Mamma dice che il lavoro nei giorni festivi non rende.

Roberto: Dev'essere vero, io non ho combinato niente oggi, quasi...

Bruno: Per colpa mia. Quindi lasci almeno che le offra un aperitivo, sempre che troviamo un bar aperto naturalmente. Andiamo, forza...

Roberto: No... non posso... non insista...

Bruno: Ma come non può! Per carità!

Roberto: Le chiavi!

Bruno: Eccole, le ho prese io. Stavano attaccate allo stipite della porta. Dai cammina! Lo sai chi ho visto a Amalfi? Jacqueline Kennedy. Forza!

Bruno: "Con le pinne, il fucile e gli occhiali..."
Non guardare, che è senso vietato!
Mai fermarsi! Se non te la contestano a voce la contravvenzione non è valida. Aho, studi procedura, ma che avvocato sei?
Ribellati schiavo: sciogli i cani, nato per servire!






L’incontro tra quelli che diventano due amici occasionali, uno studente universitario e un quarantenne immaturo, si trasforma fin da subito in un autentico cult di cui il cinema italiano può vantarsi.






Il contrasto tra la sfacciataggine di Bruno e la sobria introspezione di Roberto si può dire che sia la chiave di lettura del film. I protagonisti de Il Sorpasso rappresentano  due poli opposti attratti per un attimo dal fluire degli eventi, in definitiva è il contrasto tra strepito e silenzio, tra mondanità e intimità, tra apparire ed essereBruno Cortona è il simpatico italiano conquistatore che vive di espedienti, ma non si nega nulla, egoista, esibizionista, fondamentalmente irresponsabile. Si tratta di un soggetto emblematico dell’Italia del miracolo economico: alla gran presunzione di sé fa da contraltare l’effettiva capacità di affermazione e di successo.  Nonostante sia l’opposto di Bruno, è grazie a lui che Roberto scopre che, al di là della società palese, che richiede l’adattamento a determinate norme sociali, si nasconde una società aggressiva, amorale, senza spessore storico o sentimentale, senza progettualità collettiva, senza futuro, una società che tollera e incoraggia alcune forme di trasgressione  sociale  mentre è fortemente critica verso ogni forma di comportamento definito “plebeo”.

Il ritratto sincero di una società volta al dio denaro


Con Il Sorpasso, Dino Risi insieme ad Ettore Scola e Ruggero Maccari ha regalato al cinema italiano una vera e propria fonte storica, un ritratto puro e semplice della realtà italiana degli anni ’60, della decadenza consumistica che invase il Paese per la prima volta. Durante il film sono tanti i personaggi e le situazioni che simboleggiano il clima italiano in quel periodo: i giovani delle città e delle campagne,  la crisi della famiglia, un nuovo senso del tempo e delle distanze, nuove modalità di gestione del tempo libero, tracce evidenti della crescita del livello medio di istruzione. L’Italia canzonettara, palazzinara, rombante, in generale più ricca, è la vera protagonista dei diversi episodi che si susseguono nel film ma, guardando oltre, si insinuano le prime inquietudini, si registrano i primi segnali d’allarme, rappresentati da un finale doloroso e inaspettato.

capolavoro del cinema italiano


Tre motivi per vedere il film:

  • Perché si ride, si piange e si riflette
  • Per godere di una delle interpretazioni più belle del giovane Vittorio Gassman
  • Per soffermarsi e carpire i diversi riferimenti alla storia italiana dell’epoca

“OGNUNO DI NOI HA UN RICORDO SBAGLIATO DELL’INFANZIA. SAI PERCHÉ DICIAMO SEMPRE CHE ERA L’ETÀ PIÙ BELLA? PERCHÉ IN REALTÀ NON CE LO RICORDIAMO PIÙ COM’ERA!”

A me Modugno mi piace sempre, questo “Uomo in frac” me fa impazzi’, perché pare ‘na cosa de niente e invece c’è tutto: la solitudine, l’incomunicabilità, poi quell’altra cosa, quella che va di moda oggi… la… l’alienazione, come nei film di Antonioni. Hai visto “L’eclisse”? Io c’ho dormito, ‘na bella pennichella…

Il titolo del film Il sorpasso incarna la sfrontatezza dello spericolato Bruno, un truffaldino squattrinato che vive di espedienti, e chiede strada, anche nelle carreggiate più strette, con il suo roboante clacson. Non soltanto si procede contromano, ma è tutta la figura di Bruno costruita a rovescio, un uomo che non si è costruito nulla, incapace di crescere e non si accorge che una ragazzina con la parrucca inseguita sulla spiaggia è sua figlia. Il sorpasso si inserisce come metafora di un Paese attratto dalle opportunità di ricchezza, ma che non è disponibile a sacrificarsi per raggiungerla, con un evidente fastidio di tutto ciò che suona a regola. L’Italia nel 1962 si trova in pieno boom economico, una fase di espansione che porterà anche a un cambiamento antropologico delle persone. Proprio in quell’anno, il ministro del Bilancio, il repubblicano Giorgio La Malfa, stende un’interessante Nota aggiuntiva al bilancio dello Stato nella quale constata la latitanza dello Stato dinanzi allo squilibrato sviluppo del Paese richiamando la necessità della programmazione economica. Una volontà politica minoritaria, lo spirito della maggioranza lo incarna prosaicamente Bruno quando, nel finale, dice al suo compagno: “Bravo, come piace a me. Senza programmi”.

Sono anche gli anni ruggenti del cinema italiano che sopravanza nelle quote di mercato la cinematografia statunitense. Ci sono autori che hanno molto da dire e i nostri migliori cineasti (Dino Risi, Mario Monicelli, Pietro Germi), attraverso la commedia, riescono a raccontare le pieghe profonde della società mantenendo un’apprezzabile fluidità narrativa che conferisce una gradevolezza, quasi senza tempo, a queste opere suggellando anche il successo internazionale di un genere che verrà chiamato commedia all’italiana. Il sorpasso rientra fra questi classici perché il contorno umano che anima il viaggio è costruito su diversi e reali profili sociali: la strafottenza dell’industriale, l’uomo maturo che compra l’amore di una giovane ragazza, l’egoismo nella latitanza di scrupoli etici e l’immancabile patina di perbenismo da mettere in sintonia con la nuova ricchezza. Sembra quasi che ci si possa soltanto divertire: “Bruno, ho passato con te i due giorni più belli della mia vita”. La corsa sfrenata prosegue, tra derapate e accelerazioni fino ai 160 orari finché, nell’impossibile sorpasso di un altro autista scorretto, si profila la tragedia.






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