lunedì 31 luglio 2017

Caffé letterario...dalla sceneggiatura al film...Il sorpasso

 
 Il giorno di Ferragosto, Bruno Cortona (Vittorio Gassman), spregiudicato marpione quarantenne, conosce casualmente Roberto Mariani (Jean-Louis Trintignan), impacciato studente di giurisprudenza di famiglia modesta, e lo trascina in un viaggio in auto lungo la riviera laziale e toscana. Il viaggio nell’Italia vacanziera dei primi anni Sessanta diventa un’importante esperienza di vita per Roberto, ma l’ennesimo sorpasso spericolato conduce a un tragico epilogo.


 Il sorpasso è un capolavoro. Risi raggiunge con questo film l’apice della propria carriera e le vette più alte della cinematografia italiana. Maestro della commedia all’italiana, il regista riesce  a mantenere il brio e la leggerezza di questo filone, pur impegnandosi in un’analisi sociologica talmente tagliente da far rabbrividire. C’è tanta carne al fuoco nel film: molti simboli, molte metafore, molti piani interpretativi. Vi propongo qui i due più ovvi. Per prima cosa, Il sorpasso è una finestra sull’Italia del boom economico e della dolce vita, che balla sulle note di Guarda come dondolo e Pinne, fucile ed occhiali. Spensierata, felice, speranzosa. E soprattutto incosciente. Così come Roberto si lascia sedurre da uno stile di vita brillante, gran parte d’Italia, diventata acritica dal benessere, è attratta dal successo fittizio degli spacconi  come Bruno. Chi muore, però, è Roberto: chi soccombe, quindi, è l’Italia onesta ma imprudente. A noi figli di un’Italia in crisi economica ed etica, la visione di Risi sulla cecità di quella generazione non può che sembrare profetica. 

ROMA A FERRAGOSTO...FONTANA DI TREVI
 
Altro grande tema del film il contrasto fra Bruno e Roberto. Bruno è granitico nel suo essere vacuo, eccessivo e piacione. L’atteggiamento di Roberto di fronte a una personalità così distante dalla propria, invece, cambia nel corso del film e oscilla fra il rifiuto e l’attrazione. La sua moralità lo mette costantemente in guardia sulle insidie di Bruno. Perciò, nel momento in cui egli accetta  ciò che Bruno rappresenta, dicendogli “Ho passato con te i due giorni più belli della mia vita”, perde. Non solo la propria identità, ma anche la vita. Bruno, al contrario, non matura: lo vediamo nello sguardo stupito ma affatto  colpevole con cui osserva l’auto che precipita lungo la scogliera. Il sorpasso ha il taglio di un romanzo di formazione, racchiuso in un road movie ante litteram. A questo film si ispirò peraltro Dennis Hopper per il suo Easy Rider. 

Cosa aggiungere? Il sorpasso è un film essenziale sulla natura umana; guardarlo vuol dire capire qualcosa sulla storia del  proprio Paese. Ma si potrebbe guardarlo anche solo per la bellezza della sceneggiatura, per il leggendario clacson della Lancia Aurelia, per sorridere delle hit estive anni ’60 o per il rimpianto Vittorio Gassman. Nostalgia?

sabato 15 luglio 2017

TRIESTE e "L'infinito viaggiare" di Magris per conoscere la BELL' ITALIA...

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"L’infinito viaggiare” di Magris è un  saggio, una raccolta di brevi scritti di viaggio, ricordi e appunti che vanno dal 1981 al 2004..."Il viaggio, dunque, come persuasione. (…) La persuasione: il possesso presente della propria vita, la capacità di vivere l’attimo..."

Quando viaggiare significa vita e scrittura...una interessante recensione dal blog  Internostorie -

La Trieste di Magris

Un viaggio nel tempo e un invito a scoprire la città di Trieste con  lo scrittore Claudio Magris e i suoi libri. 

"Fra i luoghi più suggestivi della città di Trieste in cui contrasti e varietà convivono e interagiscono quotidianamente vi è il Caffè San Marco a cui Magris ha dedicato il primo capitolo del suo libro Microcosmi (edito da Garzanti, 1997) con cui ha vinto il Premio Strega e in cui descrive l’ambiente, i personaggi locali e le personalità letterarie che hanno frequentato questo storico luogo"

 

«un’arca di Noè, dove c’è posto, senza precedenze, né esclusioni, per tutti. […] Il San Marco è un vero Caffè, periferia della Storia contrassegnata dalla fedeltà conservatrice e dal pluralismo liberale dei suoi frequentatori. […] Al San Marco trionfa, vitale e sanguigna, la varietà».

  Fondato il 3 gennaio 1914 in via Battisti 18, il Caffé San Marco ha sempre rappresentato il luogo d’incontro per eccellenza degli intellettuali della città. Il caffé venne aperto in un edificio di proprietà delle Assicurazioni Generali,  proprietario e gestore del locale era Marco Lovrinovich. Il suo caffé, dove si andava a leggere il giornale e a discutere di politica, arte e cultura, divenne quasi da subito punto di ritrovo per intellettuali (tra i frequentatori del caffé all’epoca Italo Svevo, Umberto Saba, James Joyce, Gianni Stuparich e Virgilio Giotti) e giovani irredentisti, tanto che, al suo interno, si iniziò perfino a falsificare passaporti in modo da consentire la fuga di patrioti antiaustriaci in Italia. Il 23 maggio 1915 il locale venne prima devastato e poi chiuso da un gruppo di soldati dell’esercito austrungarico, che cacciarono Lovrinovich e lo fecero incarcerare successivamente a Liebenau, reo di non voler combattere per l’esercito austrungarico.

Il suo arredamento si distingue per le caratteristiche decorazioni con foglie di caffè, i tavolini di marmo con gambe in ghisa i cui piedistalli sono a forma di zampe di leone, simbolo di irredentismo, il bancone di legno intarsiato, i nudi dipinti sui medaglioni alle pareti, le specchiere e gli affreschi originali . La disposizione dei tavolini, a ferro di cavallo, seppur non molto comoda, conferisce singolarità ed originalità all’ambiente, ancora oggi apprezzato luogo di ritrovo dei triestini.
Saba così descrive
il locale ...«luogo della scrittura...si è soli con carta e penna e tutt’al più due o tre libri, aggrappati al tavolo come un naufrago sbattuto dalle onde». 

 Caffè storici...

A Trieste vengono considerati istituzioni cittadine, luoghi in cui si trattano affari, si gioca a scacchi, si leggono i giornali, si conversa. I caffè storici del capoluogo friulano sono ritrovi di tradizione altoborghese, spesso risalenti all’epoca asburgica. Nel 1830 ne erano stati censiti già un centinaio, e alcuni di essi sono ancora in attività. Vi s’incontravano studenti, professori, scrittori, patrioti antiaustriaci, ognuno affaccendato nelle proprie attività o in dialogo fra loro.

Locali dal fascino retrò, vestigia di un passato cittadino di indubbio aroma mitteleuropeo, indissolubilmente legati alla letteratura. Per promuovere la cultura del e dei caffè, è stata ideata, nel 1998, la manifestazione “Le vie del caffè” che, di anno in anno, anima il periodo natalizio: si tratta di concerti, spettacoli teatrali, mise en scene che, abbandonati i palcoscenici cittadini, si trasferiscono nei caffè.
Ma lo speciale rapporto che lega i triestini con questa profumata bevanda emerge anche dal parlato: spesso, gli stranieri non riescono a farsi servire al bancone ciò che desiderano perché la terminologia locale è un vero rompicapo: cosa saranno mai un “capo in b tanta” (cappuccino triestino in bicchiere con tanta schiuma) o un “goccia” (caffè con una goccia di schiuma di latte al centro)?
Oggi i caffè cosiddetti storici, sono diventati vere e proprie mete turistiche. I principali sono:

Caffè Tommaseo


Aperto nel 1830 è il più antico caffè di Trieste e venne così chiamato in onore dello scrittore dalmata. Le decorazioni sono opera del pittore Gatteri e le specchiere furono fatte appositamente giungere dal Belgio. E’ stato restaurato nel 1997, mantenendo un ambientazione sofisticata ed elegante in conformità alla tradizione dei caffè Viennesi.Belle le specchiere  giunte  dal Belgio e le sedie di legno in stile Thonet.
Famoso anche per aver introdotto, ad inizio secolo, il gelato, oggi è possibile consumare anche brunch o cene veloci, caratteristiche necessarie per stare al passo con i tempi ma che di ottocentesco hanno ben poco.Sotto il dominio dell’Impero austroungarico fu base di rivoluzionari come ricorda un’insegna: “Da questo Caffè Tommaseo, nel 1848, centro del movimento nazionale, si diffuse la fiamma degli entusiasmi per la libertà italiana.”

Caffè degli Specchi

Nato nel 1839 e recentemente rinnovato, fu fondato e gestito dal greco Nicolò Privolo. Rappresenta da sempre il salotto buono della città, una vera e propria vetrina per notare e farsi notare. Joyce, Svevo e Kafka lo frequentavano, al pianterreno del bellissimo Palazzo Stratti, in piazza Unità d’Italia. Inaugurato nel 1839 da un esponente della comunità greca della città, deve il suo nome agli specchi un tempo disseminati al suo interno, dei quali oggi non è rimasta quasi traccia. Fu un importante ritrovo degli irredentisti che lottavano per l’annessione all’Italia di Trieste.

Caffè Tergesteo

Si trova dal 1863 (NOTIZIE STORICHE E FOTOGRAFIE D'EPOCA) all’interno dell’omonima Galleria in Piazza della Borsa, di fronte allo storico Teatro Verdi. Classico luogo di incontro e passaggio cittadino, frequentato di giorno da uomini d’affari della vicina Borsa e di sera dall’elite culturale della città, oggi è situato all’interno della Galleria.
Ha da poco concluso dei lavori di restauro, per ricreare l’atmosfera di fin de siécle, ma dell’originale purtroppo è rimasto ben poco; da notare le vetrate colorate che raffigurano episodi della storia triestina. Ad esso Saba dedicò una lirica raccolta nel Canzoniere
Caffè Tergesteo… tu concili l’italo e lo slavo, a tarda notte, lungo il tuo bigliardo“.

 Caffè Stella Polare

Aperto nel 1865, si trova in Piazza Sant’Antonio, vicino al Canal Grande, accanto alla chiesa serbo-ortodossa di San Spiridione. All’inizio del 1904 il vecchio stabile sul Canale venne abbattuto per far posto all’attuale palazzo, allora il Caffè Stella Polare fu sistemato, in via provvisoria, in un padiglione di legno e gesso, sistemato di fronte alla Chiesa di Sant’Antonio Nuovo.

 Nato come tipico locale austro-ungarico, con le classiche decorazioni di stucchi e specchi in parte ancora presenti, presentava un bancone in legno di ciliegio ed era dotato di sale da biliardo, sale per le riunioni e per la lettura. Il locale è stato per anni rifugio di negozianti e intellettuali sia triestini che stranieri; con la fine della seconda guerra mondiale e l’arrivo degli anglo-americani in città, questo Caffè divenne una famosa sala da ballo: da qui mote ragazze triestine presero il mare per gli Stati Uniti, spose di giovani soldati americani.
... durante l’occupazione angloamericana una famosa sala da ballo, dove le belle “mule” (ragazze, in dialetto) triestine avevano occasione di conoscere – e poi sposare – i soldati americani di stanza a Trieste. A causa dei costi troppo elevati per il mantenimento di una sala da ballo, oggi è possibile soltanto gustare un dolce sorseggiando the o caffè.



giovedì 29 giugno 2017

ROMA, APPUNTAMENTO CON LE TRADIZIONI, UN PARTICOLARE CAFFE' LETTERARIO CON SAN PIETRO E PAOLO



 INCONTRI D'ESTATE...
  Lorenzo Montanaro ci ricorda:


"Di Simone (poi ribattezzato Pietro da Gesù stesso) i Vangeli, solitamente molto parchi nelle caratterizzazioni psicologiche, ci offrono un ritratto vivido. E' irruento, sanguigno: parla e agisce d'impulso, al punto da meritarsi i rimproveri del Maestro. Ma è anche colui che, ispirato dallo Spirito Santo, intuisce prima degli altri la natura divina di Gesù: «Io credo Signore che tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente». Da qui la chiamata a una particolarissima missione, quella di guida e sostegno della comunità. «E io ti dico che sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. Ti darò le chiavi del regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». E' questo stesso primato che la Chiesa cattolica riconosce nel Papa, i cui simboli, le chiavi e l'anello del pescatore, immediatamente rimandano alla figura dell'apostolo."

Diversa la vicenda di Paolo, da persecutore dei cristiani ad apostolo:

"...a differenza di Pietro, non ha modo di incontrare il Gesù storico lungo le strade della Palestina. Lo incontra invece in modo misterioso, dopo anni di feroci persecuzioni contro la Chiesa. Per una parte della sua vita Saulo (questo il suo nome prima della conversione) è un uomo inflessibile, spietato, e colpisce i Cristiani con una determinazione che sembra sconfinare nel fanatismo. Poi accade qualcosa. «Tutta la vita dell’Apostolo  è segnata da quell’evento – si legge nel  Le confessioni di Paolo, tratto da un corso di esercizi spirituali che il cardinale Carlo Maria Martini tenne nel 1981 - È difficile capirlo, perché, in realtà, Paolo stesso comprende solo al momento della morte che cosa abbia significato per lui quell’episodio». E' la cosiddetta folgorazione sulla via di Damasco":


"Il primo Papa e l'apostolo delle genti. Uomini e carismi diversi uniti in un'unica festa che la liturgia celebra il 29 giugno, poiché, fin dalle origini, le comunità cristiane hanno identificato in queste due figure le radici stesse della Chiesa. Nella fedeltà a Cristo, fino a dare la vita".



I nomi dei due festeggiati, nomi  fra i più diffusi in Italia.
Pietro deriva dall’aramaico kephà, tradotto in greco pétros e significa “saldo come una pietra, roccia”. San Pietro Apostolo fu scelto da Gesù come “roccia” su cui gettare le fondamenta della Chiesa”, di cui fu il primo Papa. E’ il santo patrono di muratori, ciabattini, orologiai, portieri (per via delle chiavi), pescatori, pescivendoli e viene invocato in caso di trombe marine o battute di pesca difficili.
In Francia: Pierre Inghilterra: Peter Germania: Peter, Petra, Petrus Spagna: Pedra, Pedro Russia: Piotr, Pëtr

Paolo deriva dal latino volgare paulus, “piccolo”.
San Paolo fu un ebreo persecutore del cristianesimo che poi si convertì e divenne apostolo.

E’ il patrono di cordai, cestai, teologi, panierai, di chi si occupa di stampa e viene invocato contro le tempeste e il morso di animali velenosi.
In Francia: Paul, Paulette
Inghilterra: Paul, Paula, Pauline
Germania: Paul, Paula
Spagna: Pablo, Pablito, Pablita
Ungheria: Pal.


giovedì 13 aprile 2017

Porta un libro con te 15 * lettura...pomeriggio al Caffè Letterario, Artemisia della scrittrice inglese Lapierre.

  RUBRICA PORTA UN LIBRO CON TE, 
15* LETTURA...POMERIGGIO AL CAFFE' LETTERARIO
 
Le vicende del romanzo di  Alexandra Lapierre   ➽( Best Sellers di Mondadori, ) coincidono con le notizie sulla   censura libraria in Europa. 
 
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/32/Artemisia_Gentileschi_Selfportrait_Martyr.jpg/220px-Artemisia_Gentileschi_Selfportrait_Martyr.jpgSi conoscono  alcuni aspetti del contesto storico in cui visse Artemisia Gentileschi ( QUI UNA ESAURIENTE RECENSIONE), la grande protagonista del romanzo storico che l’autrice franco-statunitense scrive con passione e   rigore storiografico nella   corposa bibliografia che chiude il libro e che offre  spunti di approfondimento. 
Una ricostruzione storiografica che  fa rivivere in modo suggestivo le atmosfere del tempo: i bassifondi del quartiere degli artisti di una Roma sul finire della Controriforma, il lusso della corte di Cosimo II de’ Medici a Firenze,  gli intrighi della Londra degli anni Trenta del XVII secolo.

https://virginiaburges.files.wordpress.com/2016/08/agostino-tassi-self-portrait.jpg
AGOSTINO TASSI
In "Artemisia" di Alexandra Lapierre, si ripercorre la vita dell'artista...in Bookart escursus molto interessante ...
E  a Londra si apre il romanzo, iniziando... dalla chiusura!  Febbraio del 1639,   il padre di Artemisia, Orazio Gentileschi, è scomparso da pochi giorni. Un lungo flashback  riporta al 1599 quando Artemisia ha appena sei anni e insieme al padre assiste a un tragico episodio del tempo, l’esecuzione di Beatrice Cenci che ha principalmente lo scopo di inquadrare  il contesto storico  e suggerisce quale fosse l’aria che si respirava a Roma negli anni della Controriforma.
Artemisia, in quarant’anni esatti di vita , ci racconta tutta la sua storia, senza tralasciare la tragica vicenda della violenza subita da Agostino Tassi, un altro dei tanti protagonisti del romanzo, e passando per tutti i suoi trasferimenti che la fecero girare per l’Italia  ed Europa. I pittori del tempo ci sono tutti, anche se destinati aa essere comparse: Caravaggio, Giovanni Baglione, il Cavalier d’Arpino, Cristofano Allori e tanti altri. Ma su tutti si evidenziano padre e figlia: gran parte del romanzo è basata proprio sul dualismo tra Orazio e Artemisia.
E' un libro che  offre  una ricostruzione rigorosa  dal punto di vista storico e  storico-artistico, anche se , trattandosi di un romanzo, viene dato spazio  ai dialoghi, pur rispettando sempre le vicende storiche. In sostanza l'autrice, Alexandra Lapierre, dà al lettore quegli strumenti di cui ha bisogno per capire la storia. E nonostante l’argomento possa sembrare ostico,  si legge con facilità avvicinando il lettore alla storia dell’arte. Infatti sembra di vedere quasi dal vivo le opere descritte durante le vicende. Singolare la presentazione dei capitoli del libro che portano i nomi di alcuni tra i più grandi capolavori di Artemisia Gentileschi e nell’edizione  proposta vi sono  le immagini dei dipinti di cui si parla nel  romanzo!
PER APPROFONDIRE I RAPPORTI TRA ORAZIO GENTILESCHI E ARTEMISIA, SUA FIGLIA, IN QUESTO SITO NOTIZIE SPECIFICHE... 


 e in un magistrale articolo   Orazio e Artemisia Gentileschi, capolavori di padre in figlia

Artemisia Gentileschi, "Autoritratto come allegoria della Pittura", 1638-39 (Windsor, Royal Collection)
Artemisia Gentileschi, “Autoritratto come allegoria della Pittura”, 1638-39 (Windsor, Royal Collection)

venerdì 17 marzo 2017

Rubrica @porta un libro con te...17 * consiglio di lettura... ricordando Freddy Mercury.

  @porta un libro  con te...17 * consiglio di lettura... ricordando Freddy Mercury.  
Il  LIBRO DI LUCA GARRO’
PORTA UN LIBRO CON TE
Un libro racconta i retroscena inediti della malattia di Freddie Mercury - 19 Novembre 2016.
https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/51U0DVOJGyL._SX339_BO1,204,203,200_.jpgUn aspetto che è stato a lungo tenuto nascosto, nonostante la stampa cercasse di ottenere informazioni sulle condizioni di salute del cantante- Michele Ardengo "Somebody to Love: The Life, Death and Legacy of Freddie Mercury" il libro di M. Richards e M. Langthorne uscito   il 22 novembre che racconta la vita, la morte e la leggenda dell'indimenticato cantante dei Queen. Yahoo Music ne ha pubblicato un estratto in esclusiva in cui viene raccontato uno dei momenti più drammatici per la vita di Mercury e per i membri della sua band.
Vi si svela il momento preciso in cui il cantante decise di comunicare ai suoi compagni di essersi ammalato di Aids.
L'incontro avviene in un ristorante e, come viene riportato, 

" “Guardate, probabilmente avete capito con cosa ho a che fare. Ho questa cosa e per quanto ne so non c’è nessuna cura e ho solo un po’ di tempo ancora a disposizione. Voglio avere questa conversazione, voglio portare avanti la mia vita esattamente com’è, voglio fare dischi, non voglio che nessuno lo sappia e non voglio che nessuno ne parli da questo momento in poi. È tutto”, ha riportato Brian May".
  http://d28hgpri8am2if.cloudfront.net/book_images/onix/interior_spreads/9781681881881/somebody-to-love-9781681881881.in01.jpg
La malattia da Freddie Mercury è stata a lungo tenuta nascosta, nonostante la stampa cercasse di ottenere informazioni sulle condizioni di salute del cantante.
In un altro estratto del libro si legge: 

"“Non ha mai chiesto la simpatia di nessuno. Era una persona molto forte ha sempre voluto aver il controllo del proprio destino. Sapeva che se lo avesse reso pubblico la sua vita sarebbe diventato un circo. Voleva che tutto andasse come al solito, fino alla fine. Non c’era nessun dramma niente lacrime agli occhi. È stato particolarmente difficile guardare questo incredibile talento, un uomo forte, nel pieno della sua vita, disfarsi lentamente. La sensazione d’impotenza era incredibile” ".

Quarto volume della serie La storia del Rock - I Protagonisti, il libro Freddie Mercury analizza in modo puntuale e appassionato i momenti essenziali della vita del frontman dei Queen, dall’esotica infanzia divisa tra Zanzibar e India, fino allo sbarco in quel Regno Unito che gli darà un’enorme fama; dall’incontro con i compagni Brian May, Roger Taylor e John Deacon, fino alla formazione della band con la quale scalò il mondo.

Impreziosisce il volume una sentita e toccante prefazione scritta per l'occasione da Cesare Cremonini, artista la cui carriera è stata notoriamente segnata dall’incontro con la figura carismatica di Mercury
Su FREDDIE MERCURY, dunque, il  LIBRO DI LUCA GARRO’: ecco come l'autore risponde ad un' INTERVISTA- 8 novembre 2016 - AnotherSound, Bookmarks, Tell me more
Per Hoepli "Freddie Mercury", un nuovo volume sul compianto leader dei Queen curato dal giornalista (Rolling Stone, Jam, Rockstar, Rocksound, Onstage, Classic Rock) e storico della musica Luca Garrò. AnotherSound.
Come mai hai deciso di scrivere un libro su Freddie Mercury, e che tipo di lavoro ha fatto?
Il libro rappresenta il quarto volume di una collana di Hoepli intitolata I Grandi Del Rock. La collana nasce dal successo del libro La Storia Del Rock, scritto da Ezio Guaitamacchi, di cui avevo curato la parte dedicata agli anni ottanta. Vista l’ottima accoglienza, la casa editrice decise di proseguire lungo quella strada, dando vita ad una serie di spin off che trattassero alcuni dei protagonisti di quella storia. Prima del leader dei Queen erano stati trattati John Lennon, Jimi Hendrix e Jim Morrison (anche questi ultimi due vedono un mio contributo) e proseguirà nel tempo con altre figure iconiche della musica popolare del ‘900. Chiaramente, non sono il primo e non sarò di certo l’ultimo a parlare di Freddie Mercury, cosa che inizialmente mi ha anche frenato. Cosa avrei potuto dire su un personaggio di questo calibro che non fosse già stato scritto? Pur essendo un fruitore musicale maniacale (ho più di diecimila dischi in casa), che spazia dal punk al folk e, nonostante nel tempo i miei gusti musicali si siano arricchiti a dismisura, i Queen restano qualcosa a cui sono molto legato, poiché sono stati il primo vero grande amore.
Qual è stato l’episodio della vita e della sua carriera che più lo ha colpito?
Episodi ce ne sarebbero decine, ma forse la cosa che mi ha sempre affascinato di più sono le origini di Freddie Mercury, che credo abbiano avuto un impatto decisivo su qualsiasi cosa abbia fatto nel corso della propria vita. Forse si tratta di una deformazione professionale dovuta al fatto di essere uno psicologo, ma credo che quei viaggi, tutto quel tempo passato da solo e così lontano dai propri affetti in un età in cui il bisogno era massimo, abbiano contribuito in maniera fondamentale a segnarne l’animo. Il carattere non si cambia, ma di certo su un animo così sensibile certi avvenimenti non possono che aver scavato un solco indelebile.
Cosa le  ha lasciato a livello emotivo questo libro ora che è finito, dopo aver ripercorso la vita e la carriera di un artista come lui?
Innanzitutto, scrivere questo libro è come se mi abbia permesso di chiudere un cerchio ideale della mia esistenza. La varietà di stili dei Queen, la voglia di provocare di Freddie, di andare oltre gli schemi precostituiti sono stati la molla che poi mi ha portato ad ascoltare band di ogni tipo. Spesso si dimentica che Kurt Cobain adorasse i primi album dei Queen, così come moltissimi altri insospettabili. Credo che alcune cose meno note lo possano avvicinare più di quanto si pensi ad altre grandi figure di rottura della storia del rock. La stampa, anche nel nostro paese, ha sempre guardato a lui e alla band come ad una sorta di corpo oscuro. Quando si parla dei grandi del rock, spesso ci si dimentica di loro, considerandoli un prodotto pop per la grande massa. Spero, nel mio piccolo, di contribuire a rivedere tutta la storia sotto un altro punto di vista.
Cosa può trovare in questo libro un fan dei Queen e di Freddie in più rispetto ad un altro?
http://3.bp.blogspot.com/-0BQ4qLNSEno/U_2_j0BkzFI/AAAAAAAAJNQ/4kg69rLkVMg/s340/porta%2Blibro%2Bglitter.gifNon ho la pretesa di dire che si possa trovare qualcosa di mai scritto: per ovvie ragioni non ho potuto gravitare intorno alla figura di Freddie Mercury. Tuttavia, oltre ad essere un collezionista e uno studioso dell’argomento da decenni, da tempo conosco personalmente Brian May, col quale mi è capitato più volte di parlare di Freddie. Non a caso, e questa sì che è una cosa completamente inedita, il libro si conclude con un’intervista esclusiva a lui e a Roger Taylor, che raccontano Freddie a venticinque anni dalla morte.